Che anno strano!
Un anno difficile, pieno di paura, di immobilità, di isolamento.
Un anno di restrizioni, di distanze sociali, di mascherine.
Siamo stati più chiusi in casa in questo ultimo anno che in tutta la vita, credo.
Abbiamo conosciuto l’assenza di libertà, la paura di un contatto fisico, la nostalgia degli eventi, delle feste, dei concerti, delle piazze affollate, delle serate con gli amici, dei viaggi…
abbiamo così compreso l’importanza di un abbraccio, la comunicabilità di uno sguardo, la bellezza di una passeggiata all’aperto…
Abbiamo anche dovuto rinunciare a sposarci nel modo in cui eravamo abituati: per cui pochi invitati, poco contatto fisico, poca festa…tutto più raccolto.
E, cosa fastidiosissima, le mascherine, per tutta la cerimonia.
Nella maggioranza dei casi i matrimoni sono stati rimandati, spostati a data da destinarsi.
Certo, la festa è tutta un’altra cosa. Meglio viversela al cento per cento quando saremo tutti liberi e sani.
Personalmente ho visto molti dei miei matrimoni spostati all’anno prossimo…se tutto va bene nel 2021 dovremo lavorare il doppio…speriamo.
Mi è però capitato un matrimonio, a maggio.
Un matrimonio civile, ma non come fotografa.
Ho avuto la fortuna /sfortuna di essere anche vicesindaco del mio comune in questo anno cosi pieno di complicazioni.
E ho presenziato a questa unione come pubblico ufficiale.
Due sposi non più giovanissimi, quattro testimoni, cinque o sei parenti.
Preparandomi a questo piccolo evento avevo stampato un brano da leggere loro, per rendere il tutto un po’ più “colorato”, due parole da dire, la mia polaroid almeno per una foto di gruppo da regalare agli sposi.
Mi sembrava doveroso, insomma, che ricevessero tutte le attenzioni necessarie.
Ma poi.
Ho compiuto il mio compito in modo impeccabile: ho letto tutti gli articoli, ho fatto il mio discorso, ho recitato il brano che mi ero preparata, ho detto loro di scambiarsi gli anelli, abbiamo scattato la foto con la polaroid.
La cosa che mi ha profondamente commossa, e che poi successivamente mi ha fatto molto riflettere, è che per tutto il tempo della cerimonia gli sposi, con le loro mascherine, vestiti in modo sobrio, non troppo elegante, non hanno fatto altro che guardarsi negli occhi in un modo meravigliosamente unico, che diceva tutto.
Hanno ascoltato le mie parole, hanno risposto alle domande, si sono scambiati gli anelli e non hanno mai, dico mai, smesso di guardarsi intensamente e, suppongo, sorridersi.
Alla fine si sono semplicemente abbracciati senza abbassare mai lo sguardo.
E’ stato bellissimo. Era come se ci fossero solo loro, e noi tutti fossimo un contorno.
L’unica cosa che mi è spiaciuta è stata quella di non poterli fotografare, e immortalare quel bellissimo ed intenso sguardo.
Avevano le mascherine e forse proprio per questo hanno affidato agli occhi tutte le loro parole.
Ho pensato che spesso ci lamentiamo delle nostre sfortune senza imparare a cogliere ogni cosa come un’opportunità di vedere le cose da un punto di vista diverso.
Ho pensato che in fondo la mascherina non ha solo difetti, anzi, come fotografa credo possa regalare alla mia reflex la possibilità di incontrare sguardi molto più intensi ,occhi sorridenti, espressioni più cariche di sentimento.
E che alla fine l’amore vince su ogni difficoltà .
Perciò ragazzi, sposatevi, anche se sarete in pochi alla festa, se non potrete abbracciarvi, anche se avrete la mascherina : quando vedrete le vostre fotografie di matrimonio, potrete raccontare che “ci si sposava anche ai tempi del covid, e si era felici lo stesso”.


