Sono nata tra le palestre, mia mamma era insegnante di educazione fisica, ho cominciato a nuotare in piscina a quattro anni, ho giocato a pallavolo fino a quando non sono diventata mamma, mi sono laureata in scienze motorie, ho gestito un centro sportivo per quindici anni, ho seguito i miei figli nel basket ed ancora lo faccio; insomma lo sport è il mio mondo, anzi , direi la mia “modalità”. tutto questo l’ho vissuto sempre con la macchina fotografica in mano, Per passione. E’una scuola non indifferente, quella dello sport. Da tutti i punti di vista. Non avrei potuto vivere senza. Il rispetto delle regole e dell’autorità , la lealtà, la gestione della sconfitta e della rabbia, la gioia della vittoria, l’altruismo, la sana competizione,…. impari a vivere meglio. A muoverti nel mondo non concentrandoti solo su te stesso. Impari il valore dell’amicizia , a capire qual’è il tuo ruolo. Non tutti nasciamo leader, ma si può essere ottimi gregari, motivatori. Magari non attaccanti per forza, ma difensori insostituibili… In tutto ciò la fotografia regala grandi soddisfazioni. Questo è un ambito in cui “cogliere l’attimo” diventa fondamentale. Devi conoscere la disciplina, sapere quando scattare, perchè se lo fai una frazione di secondo prima o dopo, il risultato non ha lo stesso impatto visivo. E’ bello immortalare i salti, gli scatti, i gesti altletici che caratterizzano ogni sport, e non è così semplice o scontato ,ma dietro ad ogni competizione c’è un mondo. Oltre alle azioni “eclatanti” c’è un sottobosco di emozioni, espressioni, momenti, che sono secondo me fantastici.
Negli ultimi anni ho seguito centinaia di partite dei miei figli nella stessa società di basket, il cui bellissimo motto è “MAL CHE VADA TI DIVERTI”…ed è proprio vero. Diciamo che ho scattato fotografie nell’arco di diciotto anni. Ho visto crescere un bel gruppo di ragazzi. Dal minibasket alla prima squadra. Dalla mia prima nikon D100 all’ultima Z6 All’inizio andavo a scattare con papà, che non si perdeva una sola partita dei suoi nipoti, lunghe trasferte comprese…poi lui ha smesso, continuando però a seguirli, fino a quando ha potuto, ed io ho continuato a fotografare. All’inizio mi concentravo sui salti ,sui canestri, sulle azioni di attacco. Poi, con gli anni, ho aperto gli occhi, ed ho conosciuto un mondo. Il mondo della fatica, della difesa, della corsa, del contropiede, delle cadute, delle espressioni buffe, dei falli, degli infortuni…
E poi i mondi paralleli : quello dell’arbitro, quello dei genitori ,del tavolo dei segnapunti…
E poi, il mio preferito : quello delle panchine. Nelle panchine succede di tutto. Le espressioni più palesi, le emozioni più grandi, le azioni più disparate… le urla degli allenatori, i pianti la gioia…. bellissimo.
Ho imparato anche una cosa fondamentale, specie per i ragazzi : che alla fine in fotografia si vince sempre. Non è scritto da nessuna parte che hai vinto o perso.
Eri lì, hai dato il massimo, tanto basta : lo scatto lo documenta e tu sei felice quando lo riguardi. Per questo quando posso vado a fotografarli, questi ragazzi.
Da questo mondo ho imparato a guardare “oltre”.
Oltre ciò che appare in “primo piano”: l’espressione dopo un canestro fatto, o dopo uno non fatto, durante un contrasto, o quando un arbitro fischia un fallo ,o quando un compagno fa un’azione eclatante, o sbaglia…o la “panchina “ che salta dopo un punto importante, o un allenatore che urla per un errore…. Adoro questo mondo.
Questo mi è servito anche nel mio lavoro, nelle fotografie di eventi, matrimoni, famiglia…. ci sono mondi paralleli a volte più interessanti della realtà dei fatti Imparare ad “aprire gli occhi”, a non fermarsi al primo sguardo, ma cercare ciò che un po si nasconde, osservare, è una cosa che dovremmo imparare a fare tutti. Mi viene in mente RAFIKI, il babbuino saggio del film disney “il re leone”, che diceva “guarda oltre ciò che vedi”.
Il risultato è sorprendente, e, “mal che vada ti diverti!”


