Ho sempre pensato che le fotografia di ritratto non facesse per me. Io personalmente odio farmi fotografare, no so mai dove guardare, cosa fare, cosa dire, come guardare, odio la mia espressione seria, e poi non mi amo abbastanza, trovo difetti ovunque…non so essere spontanea come invece sono nella vita.
Ho sempre pensato che i ritratti fossero, in generale, “finti”. Che non rappresentassero le persone per ciò che sono veramente, ma ciò che esse vogliono rappresentare, e questo mi sembrava poco autentico.
Personalmente amo lo scatto spontaneo, il gesto istintivo, la foto “non preparata”, sono dinamica, gli shooting di ritratto per me sono troppo “statici”, non trovavano posto nell’immaginario del mio lavoro.
Poi, però, come fortunatamente accade, ho dovuto, anzi, potuto ricredermi.
Per prima cosa ho conosciuto master di fotografia di ritratto ed ho potuto avvicinarmi al loro concetto di fotografia ,alle motivazioni che li spingono a cercare lo sguardo, l’espressione, la posizione ideale di un viso; non da ultimo lo studio minuzioso e a volte ossessivo della luce.
Ho imparato che attraverso lo studio, il duro lavoro, la capacità di interagire con il soggetto sono fondamentali per la buona riuscita di un ritratto .
Quindi ho capito che in realtà non avevo capito niente.
Ho cominciato a studiare, ad esercitarmi, e soprattutto a guardare, guardare ,guardare fotografie di ritratto.
Ho conosciuto un mondo, insomma.
In un momento in cui tutto il mondo della fotografia è fermo, ho dedicato il mio tempo allo studio, agli esperimenti, concentrandomi su quello in cui sono più carente: perchè alla fine è così, si critica ciò che si conosce meno oppure ciò in cui non si è capaci.
Ho chiesto aiuto alle mie amiche, le ho sottoposte ad ogni tipo di luce, di abbigliamento, di esperimento fotografico.
E poi…. ho costruito la mia “opinione” fotografica. Il mio modo di fare ritratti.
Ho capito che lo stile fotografico, ammesso di averne uno, non si può snaturare.
Ho scelto il mio approccio a questo genere fotografico , che resta sempre il gioco, il divertimento, la leggerezza.
Ho visto la gioia e la felicità delle persone che ho ritratto, l’autostima che crea una fotografia ben studiata, lo stupore di sentirsi e vedersi un po’ diversi, oppure solo il “piacere di piacersi” nelle stampe finali.
Ho capito che ogni shooting, come negli scatti dei servizi di famiglia, o nel matrimonio, è una storia a se ,e per questo va gestita ogni volta in modo diverso.
E ho capito che ritrarre qualcuno è difficilissimo; bisogna prepararsi, studiare, utilizzare tecniche , tanta teoria e poi, solo dopo aver appreso tutto ciò, essere empatici, saper giocare, divertire, mettere a proprio agio chi si mette in gioco con te, e ripone la sua fiducia nella tua professionalità.
Ancora una volta ho capito che nelle cose non ci si improvvisa mai.
Però mi sono divertita da morire, ho potuto fotografare donne meravigliose, ironiche, divertenti, che hanno vinto l’impaccio, la timidezza, la paura e si sono ritrovate sensuali, eleganti, bellissime.
Mi sono ricreduta.
E’ bello e stimolante accorgersi di aver sbagliato.
Il wedding, il family gli eventi restano il mio “ambiente naturale,” ma tutto ciò che ho imparato è un tesoro inestimabile per il mio lavoro, che è sempre in divenire.


